2006

“…Dipinti della memoria, paesaggi mentali, catturati e impressi sulla tela con cenni veloci, esili segni di forme architettoniche lontane appena accennate su una tavolozza calda e luminosa…”

Portale “Exitbart.com”

6 giugno 2006

   

 

“Artisti si nasce o si diventa ?” In un utile volumetto ( edito da Carocci) Angela Vettese dà a questa domanda una risposta lucida ma un po’ cinica: il talento conta ma contano molto anche le occasioni, gli stimoli, la capacità e/o la ventura di nascere e di trovarsi al posto giusto nel momento giusto. Un problema, quello di suggerire ad un artista esordiente come far fortuna, che evidentemente Cesare Cassone non si pone. Per lui, “giovane artista” al di là dell’anagrafe ( è nato a Castellaneta nel ’45), artisti si nasce, anche se la passione si coltiva certo con la conoscenza e l’aggiornamento continuo. Questa passione lui la porta con sé da moltissimi anni, da quando, fresco di studi liceali, iniziò a dipingere da autodidatta le sue prime opere, basate su un’osservazione diretta del paesaggio circostante.

Poi però le strade professionali l’hanno portato altrove, ad intraprendere con parallela convinzione una lunga carriera nell’Arma dei Carabinieri, fino a raggiungere l’alto grado di Generale. Oltre trent’anni in giro per l’Italia, durante i quali il suo amore per la pittura è stato non soffocato ma messo un po’ da parte, sia pure con periodiche sortite ed una produzione discontinua. Poi col congedo nel 2005, il furor artistico è riaffiorato prepotente e impellente, insieme all’esigenza di uscire allo scoperto, di comunicare queste esperienze agli altri. Così, con la stessa determinazione con cui intraprende qualsiasi cosa in cui crede, Cesare ha ripreso in mano tele e pennelli e si è messo con foga a sperimentare e indagare nuove vie per esprimere le corrispondenze cromatiche tra il suo occhio, il suo cuore e la natura.

Di certo Cesare Cassone è un colorista. Il senso del colore fa parte del suo DNA creativo da sempre. Ed ai maestri moderni di un colore slegato oramai da impacci naturalistici e lasciato libero di esplorare i territori dell’interiorità o di creare mondi paralleli - Chagall, Gauguin, Matisse, Klee,Rotkho ...- si è rivolta fin dagli inizi la sua attenzione . Il ciclo di opere qui esposte è però il frutto di una sintesi più matura, di un personale approdo ( ma non definitivo) in cui figurazione e astrazione si integrano e si fondono in costante contaminazione. Dalla rappresentazione del paesaggio esterno si è passati infatti ad un paesaggio introiettato nel ricordo, passato al vaglio dell’emozione e al controllo della ragione, in un gioco variabile e mutevole di rimandi. C’è tutto se stesso, i suoi sogni, le sue visioni, le sue sensazioni, i suoi desideri, in queste superfici di colore-luce, contrappuntate da pochi segni: esili griglie architettoniche ( disegnate a graffito). stilizzati alberelli, teorie di elementari e geometriche casette che affiorano appena su fondali quasi monocromi o organizzati in fasce luminose di complementari ( con predilezione per blu e rossi intensi). Quadri che possono essere letti come capitoli di un percorso interiore ancora in progress, in cui il gioco di equilibri strutturali e di armonie cromatiche, depurate dal dettaglio naturalistico, ci conduce in una dimensione altra, sospesa in sottili equilibri tra realtà e memoria, percezione fisica ed evocazione esistenziale e spirituale.

Antonella Marino
Giornalista responsabile settore arte edizione pugliese Quotidiano “La Repubblica”

e curatrice eventi Collaboratrice riviste specializzate d’arte contemporanea.
6 giugno 2006

 

“…In una galleria giovane, di solito dedicata ai giovani, espone a Bari un sessantenne generale dei Carabinieri in pensione: ma giovanile, di antica data e passione, è il suo diletto per la pittura, ormai totale dedizione. Lo confermano le tele esposte, tutte di fresca esecuzione. Da una idea sommaria di “paesaggio” inteso come schiere di casette in luci di orizzonti naturali, il pittore (nativo di Castellaneta, ma vive a Bari) volge sempre più decisamente all’astrazione: con stesure larghe di colore atmosferico organizzate su posizioni primarie degli spazi (fasce orizzontali con inserzioni ritmiche, qualche divisione a croce). L’evocazione grafica si fa sempre più esile, assume una infantile grazia geometrizzante. Sino a che l’immagine quasi sparisce, diviene orma e macchia di presenza-assenza contro un mare di fuoco…”.

 Prof. Pietro Marino 

Critico d’arte

6 giugno 2006

 

 

“……..Cesare Cassone celebra il suo ritorno nella sua Puglia e nel mondo dell’arte con la sua prima personale… Cesare Cassone ha infatti dipinto in acrilico una trentina di tele esposte nella galleria di Giuseppe Bellini: gli sfondi caldi, i cieli e le colline ai cui margini incide i contorni che definisce “minimalisti ed essenziali” di casette che invita il pubblico ad immaginare popolate di famiglie, contadini, operai, gente di un Sud che si ama, che ama... 

  Maria Paola Porcelli 

Giornalista e critico d’arte

Quotidiano “La Gazzetta del Mezzogiorno”

 

 

2007

“… La composizione pittorica del maestro Cesare Cassone sfrutta ampie campiture coloristiche per esprimere impressioni rielaborate al livello proprio della sua medesima interiorità. Concetti, parole, figure, paesaggi si mostrano nella loro essenzialità cromatica, privati appositamente del segno pittorico, esprimono ad alta voce vibrazioni proprie di una struttura compositiva lirica di ampio respiro. Il maestro Cassone compone, quindi, unendo le cromie allo stato puro. Colori caldi e freddi, in una miscela colma di pathos, espressiva, pulsante, come il cuore di ognuno di noi, colma di vitalità, tensione e desiderio espressivo. La gioia e il dolore, la neve e il sole, il mare e la roccia, le stelle e la luna, i simili e gli opposti convivono sullo stesso supporto narrando di loro stessi e delle emozioni che suscitano in noi con un linguaggio piano e comprensibile ad ognuno. Si propongono al livello percettivo e inconscio con discrezione e agilità regalandoci momenti di vera arte e di fantastica immaginazione….”

                                                                                            Prof. Dino Musarà

                                                                                   Catalogo Grandi Maestri – Edizione 2007 

                                                                                          Centro Diffusione Arte Editore Palermo

                                                                                                       

 

“…Anche quest’anno, alla Fiera del Levante,si è rinnovato l’atteso appuntamento con l’Arte. E non sono state tradite le promesse in quanto ExpoArte si sta facendo apprezzare per l’alto livello qualitativo:…Quindi, basta munirsi di pazienza e alla fine si riesce sempre a scoprire il misterioso oggetto del nostro desiderio. .. capita di fare piacevoli incontri. Così come quello con il generale Cesare Cassone che irretisce l’inclito e il profano con la sua entusiasmante tavolozza in cui declina tutte le “nuances” dell’arcobaleno. Ed ecco gli omaggi a Picasso e a Klee, ma sono egualmente suggestive le bottiglie dall’applomb morandiano, che si fanno apprezzare per le soffuse policromie. L’artista con le stellette è bravo anche nei paesaggi: dalle visioni notturne a quelli in cui fanno capolino le campagne pugliesi e sarde. Negli ultimi tempi il generale si è lasciato affascinare anche dal filone stratto con colori sempre più accesi, come il rosso-fuoco che sembra uscito dalle fauci di un vulcano….”

 

Vinicio Coppola

Giornalista e critico d’arte Quotidiano di Bari

17 marzo 2007

 

“…Le fantasie poetiche di Cesare Cassone affondano le loro radici nelle sensazioni visive del mondo circostante e nelle visioni oniriche del cosmo interiore, creando immagini liriche, dinamiche, mediatiche, di spessore classico, di sapore genuino e di portata moderna.

Ogni suo dipinto oscilla tra l’infinitamente piccolo della realtà effettiva e l’immensamente grande della percezione introspettiva, in una pittura fresca, briosa, scintillante, che sa di antico e di nuovo, di tangibile e di invisibile, di figurativo e di informale.

Per lui la figura è all’abbrivio sicuro; la forma è alla ricerca perenne e il volume corrisponde alle galassie erranti, alle nuvole vaganti, ai venti spiranti tra astri splendenti, comete filanti, stelle cadenti, nel firmamento dell’arte concreta ed astratta, reale e surreale, viscerale ed interiore.
In questa sua arte sublime è sceso l’alito dello spirituale, partendo da un pianeta lontano, come il cavaliere azzurro ha accompagnato Kandinsky dal chiaroscuro dello Schwarzwald alla nuova Weltanschauung del mondo alla rovescia e dell’astratto divenire delle vanità terrene.

La geometria morbida dissolve in sé mondi paralleli, miranti all’infinito, architetture naturali, alla rincorsa dei rimandi, paesaggi stilizzati, in piani sovrapposti, che vanno verso la città del sole suadente, dell’amore rigenerante e delle rose lussureggianti, tra colate laviche ed esili steli.

Il graffio della tigre scopre città sepolte dall’oblio del ritmo spasmodico dello spazio ristretto, ricoperte dalla patina della lunga durata del tempo limitato e neglette dalla distratta attenzione dell’attuale consumismo, a tutt’altro dedito, che ai doni intimi, soprannaturali, assoluti.

I corsi e ricorsi storici di Cesare Cassone, dalla Puglia alla Sardegna, vengono a coincidere con i flussi e riflussi psichici del subconscio personale, dell’immaginario collettivo e del sentire universale, abbracciando pensieri rimossi, desideri fugati, tentazioni perdute, finite, dimenticate.

Nel crogiolo della sua anima, le sensazioni, i tormenti e le emozioni assumono tutti i colori dell’arcobaleno, dissolvendosi nel caleidoscopio cromatico di bottiglie morandiane, di fanciulli picassiani, e di fiori cassoniani, romantici, catartici: rossi, gialli, blu, evanescenti e cangianti.

I ricami delle trine frastagliate, i rilievi dei graffiti sopraelevati, le suggestioni degli orizzonti sconfinati rivelano la seduzione dell’incanto, il fascino del mistero e la magia del colore, che supera confini, restrizioni, convenzioni, nella piena libertà delle rarefazioni vibranti di luce diafana, delle corrispondenze cromatiche e delle affinità elettive, tra i voli pindarici e le idee pure.”
 

 Prof. Gianni Latronico 

Critico d’arte

Matera, marzo 2007

 

Premio Speciale

“…l’attenta combinazione di segni e colori primari in una gradevole scenografia di stesure ai confini della figurazione…”.

Gianfranco Schialvino

Critico d’arte de “Il Corriere dell’Arte”

21 ottobre 2007

 

2008

“.,.. Cesare Cassone comincia come pittore figurativo con il disegno ornato, per decorare i luoghi dei ricordi, le plaghe della memoria, i siti della nostalgia negli stupendi paesaggi della Sardegna, nei colori vivaci della Puglia, nelle silenti nature morte del Lazio. Continua con visioni surreali, di pesci volanti nell’acqua, di fauna vagante sulla terra e di fiori protesi dal suolo all’aria, dall’orto al cielo, dal giardino al sogno, pervenendo ad una geometria morbida dalle tinte

squillanti e dai toni suadenti….”

Prof. Gianni Latronico

Critico d’arte
Catalogo “L’Elite New 2008 – Arte Selezione Internazionale”

 

“…Al mondo che si circonda sono legate le opere di Cesare Cassone, …., che dal 2006 propone una pittura evoluta con immagini liriche, dinamiche, medianiche, di spessore classico, di sapore genuino e di portata moderna. Attraverso l’acrilico su tela o su multistrato sono rappresentati alberi rossi o gialli, che rappresentano la forza vitale di fronte alla distruzione dell’ambiente perpetrata dagli uomini; le pietre, in forma rotonda, ricordano i muretti delle campagne pugliesi e sono il simbolo di qualcosa di eterno, perenne, utile, con cui l’uomo convive…..”

                                                                                                                                                                                Quotidiano “Avvenire”

                                                                                                                                                         Estratto dall’articolo del 5 aprile 2008

 

 

“…Fra gli artisti emergenti rivediamo Cesare Cassone, artista di Castellaneta (TA), con i suoi quadri ispirati alla natura della sua terra, ricercando in particolare l’equilibrio tra luci e colori, il rosso e i blu, uniti al giallo, colori a volte matrici, incisivi, colgono e suscitano un graduale aspetto decorativo e poetico….”

Massimo Nardi

Pittore e giornalista

Estratto dal Comunicato Stampa di “Exibart.com” del 5 aprile 2008

 

 

La forza e il destino dell’arte richiedono il bisogno universale di raccontare e raccontarsi, di comunicare oltre ogni necessità pratica. Ognuino, però, compie nei confronti delle opere un itinerario personale di conquista e valorizzazione di un insieme di atti emotivi e psicologici, di elaborazioni di metafore e simboli che attengono alla specificità dell’esistenza. D’altra parte, il fine della creatività e della conoscenza artistica non è acquisire gli strumenti espressivi, ma l’insieme misterioso dell’opera, implicito nel linguaggio, completamente intraducibile in parole, però indispensabile per comunicare condividere. Cesare Cassone possiede l’alchimia del linguaggio che avvince e convince per sentieri sotterranei, enigmatica ai più distratti, ma rivelatrice a chi sa attendere il tempo del passaggio, del varco del pensiero. Il primo clamore, la meraviglia che colpisce immediatamente delle sue opere è la potenza dei colori, quel farsi per accumuli successivi fino, quasi, a svelare una memoria ancestrale. Queste opere magmatiche e lucenti contengono una folla di colori che cerca un varco, un passaggio per raccontarci il suo destino, le verità delle correnti sotterranee, come quelle interiori di un oceano sconosciuto che guidano la mente e la mano dell’artista. Colori che Cassone convoca con piglio e sapienza attraverso campitura, segni morbidi e vigorosi, ordinandoli prioritariamente per flusso e velature, per nessi e corrispondenze simboliche. In questo loro incontro/fusione consiste la ragione e la motivazione del racconto. Non c’è mai infatti una sola accensione per spiegare l’opera dell’artista, c’è sempre un incontro-dialogo tra essenze e presenze cromatiche. E’ il caso dell’albero e del bosco, di cui non intravediamo nè foglie né radici, ma le cui forme curve e morbide ci raccontano dello spazio e del tempo e forse dialogano con le ombre della terra e le dissolvenze del cielo. Il clima delle opere presentate in questa mostra sembra appropriato alla sensibilità più minuta dell’artista, quello sciogliersi in intimità emotiva per enunciare personali epifanie, ragguagli essenziali, precarietà e favole da svelare. Un che di allegramente furioso o di sospeso fra il bisogno di annunciare conquise e la paura di non essere capito, in una sorta i contrattempo tutto interiore che proviene dal linguaggio dei colori bloccato alla sillabazione primaria della genesi.

Una festa di colori, quindi, che non soccombe nemmeno di fronte alla propria esuberanza, concentrata com’è nel fuoco di questa aperta seduzione visionaria. Una quasi violenta immobilità, un’attiva pausa, la necessità di non perdere la vista, anzi scrutare all’infinito qualcosa che urge dentro e oltre l’apparizione. Cassone, sapiente rabdomante del colore e dei nessi derivati, continua a parlarci da quella radice non svelata, dalla musica di fondo, non eliminando i contorni inquietanti delle cose. Abitando, con soddisfatta conquista, l’infinita gamma dei colori e i loro stupefatti accostamenti, dimostra l’eloquenza della propria cifra identificativa, rimandandoci agli inevitabili riferimenti degli impliciti maestri. Senza questa concentrazione della vita dei colori, dell’impulso e materia che li sommuove, tutta la sua “invenzione”, la sua magnifica rivelazione rischia di spegnersi in un pura esibizione; invece la sua azione persuasiva non si attenua, la vita nutrita dal personale segreto è libera di indagare il proprio destino, le appropriate tinte emotive. E noi non riusciamo a distaccare lo sguardo e la mente dalle volontà, anche non pronunciate, dell’artista. Il suo è un viaggio consapevole tra le piume dei presagi in cui il vuoto prende forma per dare corpo tangibile all’idea, alla materia in sostanza di arte. Gioca con il cosmo per ricomporre l’intenzione primaria, dove le emozioni, il tempo, tornano all’ordine della creazione in un tutt’uno con l’alchimia: per un segno, una forza, l’istante, la ricerca inesausta di una sola pura vibrazione, di piaceri nascosti. Ecco, allora, indicarci la rotta, il varco verso orizzonti più liberi, lasciando aperto il sentiero delle visioni nascoste e della solitudine dei sensi. Per scoprire nuovi possibili mondi, superfici cromate, luminose, trasparenti o virtuali, sotto cui la materia si carica di tensione per dare senso alla nostra natura in attesa.

Pino Bonanno 

Pittore e critico d’arte

1 novembre 2008

 

 

 

2009

“… La visione informale di Cesare Cassone in cui il valore espressionista del colore costruisce immagini di una natura fiabesca che evoca la suggestione di paesaggi nordici, tra le nebbie. L’elemento formale è contestualizzato in uno spazio di luce; gli alberi assumono il valore emozionale del rosso, del giallo e del bianco, e gli sfondi diventano campiture di colore di elementari geometrie; “Alberi rossi”può considerarsi l’emblema di questa espressione figurativa, dove la presenza dell’uomo si riduce ad un’ombra di luce, ad uno spettro luminoso partecipe di questa visione interiorizzata del dato reale...”     

      

                                                                                  Antonella Colaninno                                                                                                 Critico d'arte

Gioia del Colle marzo 2009

 

 

“…Presenze delicate di un mondo quasi chagalliano che riflette un’apparente adesione ad un vissuto senza ombre nel quale il silenzio regna sovrano e lascia immaginare un paesaggio atemporale. Il bianco predomina, quasi luce pura, nelle tele di Cesare Cassone dando in chi osserva la percezione di spazi infiniti. Astrazioni geometriche si sfiorano sospese in equilibrio in uno spazio senza tempo, nell’impenetrabile oscurità di uno sfondo in cui tutto si perde lasciando vita solo al “nulla”.

Antonella Colaninno

Critico d’arte
Bitritto ottobre 2009

 

 

"Artista inquieto , estremamente avido di esperienza , deciso alle innovazioni il pugliese Cesare Cassone soppianta , assai spesso , la struttura meditata

della composizione a vantaggio dell’intervento della materia cromatica che si irradia, vero e proprio magma, per l’intera superficie della tela.
Speculazioni pittoriche, le sue, che partono dal presupposto che la pittura debba essere sostanza espressiva e comunicativa di sentimenti e mai subordinata alle convenzioni. Cosi operando questo pittore, al quale vanno riconosciuti impegno, forza, coraggio e soprattutto lenta e positiva escavazione del dato formale, lascia intendere appieno di avere tutte le carte in regola per una significativa presenza nel panorama dell’arte contemporanea."

Dott. Lello Spinelli 

Storico e critico dell'Arte in Bari

1 luglio 2009

 

 

3° Premio Internazionale di pittura, scultura e grafica BOE’2009

…”per la complessa espressione cromatica e segnica che rivelano una ricchezza di contenuti interiori non comuni, una spiccata sensibilità e spontaneo e veramente intenso pathos…”

Prof. Dino Musarà

2009

Premio Ambiente 2009

“…Non solo di naturalismi convergenti e divergenti vivono i segni e i colori di Cesare Cassone: spingiamoci nella lettura delle opere (vedi sito) e noteremo che l’artista appulo annette alle conformazioni ideografiche un chè di simbologico essenziale : non a caso le sue tele sono sovente frequentate da florismi alludenti ad una filosofia del trionfo vitale, una per tutte, l’opera talentuosa “ Rosso cuore Uno ”, summa ideografica maxima del Cassone. Una pittura dedicata a volatili sentimenti e raccontata con colori pochissimo volatili, il riferimento alla estensione policroma del cielo-fondale, “padre di tutte le cose”, ove accadono tutte le cose, è presente, è invocato, ed è a volte espresso con segnazioni esangui e corpose volute di colori. Cielo sempre diverso e aperto “al sole e alla luna”, come dice Italo Calvino…”.

Donato Conenna

Critico d’arte e organizzatore eventi

Stresa, novembre 2009

 

 

 

“…In Cassone, la creatività è un’esigenza della propria fantasia che lo spinge a far decollare la propria capacità creativa, non subendo il fascino del vissuto, ma realizzando un mondo poetico interiore che lo pervade e al quale si avvicina senza inquinamenti,…””… L’impegno e la serietà morale dell’artista nella ricerca del colore-calore per coinvolgere il fruitore (quasi in estasi platonica) in una sorta di attonito stupore che si espande dalla tela e sembra avvolgerlo in un magico flusso che lievitando lo porta nel quadro. Vagliando la condizione dell’uomo contemporaneo immerso in una serie di esperienze, in alcuni versi angoscianti, Cesare Cassone riesce, con vigore, pittoricamente elegante, ad affermare che l’uomo dominato ma non ancora schiavo è capace di affermare i diritti della propria dignità. L’impianto delle sue opere è strutturato secondo linee decise che contornano spazi infiniti di colore, ora freddi e statici, ora caldi e irruenti, quasi sanguigni, nel magma di un immaginario vulcano che sembra espandersi nell’intera intelaiatura della tela. L’artista, nei suoi nuovi “canovacci”, esterna dei sentimenti sopiti nel profondo dell’anima e che, solo ultimamente, è riuscito a far emergere creando una premessa spirituale e sostanziale per il suo futuro “ percorso”. Un’onda sempre nuova e purificatrice lo sommerge e lo avvolge in una pienezza di sentimenti che, tout court, Cassone trasmette nel fruitore quasi come splendore e felicità di una sensualità mediterranea, si che la stessa materia cromatica diventa energia impensata e simbolo metaforico di una primitiva nostalgia umana. Un atto, il suo, per in tenderci, di metamorfosi, che consiste nel dare anima alla vita e ai molteplici e diversi elementi in essa coesistenti. Per il riflessivo linguaggio che esprime in ciascuna opera e la pungente irruenza narrativa, specie nelle ultime opere esposte,unita ad una sorprendente visionarietà, ritengo che questo mio contemporaneo, capace di trovare nel colore la sua più intensa accentuazione, possa definirsi “poeta del colore”….”

Anna Sciacovelli

Critico d’arte
novembre 2009

2011

Nel panorama artistico contemporaneo pugliese, rari sono gli artisti che coinvolgono e catturano attraverso l’uso dei colori come Cesare Cassone riesce a fare.

Lo spirito delle tinte decise sembra comporsi e danzare agilmente tra le linee geometriche e i cambi cromatici che rivelano la personalità gioviale e tenace dell’autore che cerca di eludere il limite della tela animandola e dandole voce.

Ogni dipinto parla un suo linguaggio e trasmette sentimenti congiunti che generano una continua e mordace energia. Illumina.

Clara Ranieri 

Scrittrice
Bari aprile 2011

 

Cesare Cassone: L’energia del colore


Il titolo della personale dell’artista barese Cesare Cassone “ L’energia del colore”ospitata presso il Centro Culturale Poli d’Arte non è affatto casuale, in quanto l’intenso cromatismo di Cassone, che rivive nella calda nettezza dei gialli e dei rossi, nella luce pura del bianco e nella freschezza luminosa degli azzurri, diviene l’anima cinetica delle opere, sospese tra un espressionismo , capace di osare nei contrasti cromatici, e un impressionismo carico di mistero. E’ il colore il motore della forma che si rivela dai movimenti stessi degli elementi che vanno ad interagire sulla tela. Quella di Cesare Cassone appare come una pittura di semplice realizzazione , ma non lo è affatto: preservare la purezza cromatica, armonizzare il movimento, la capacità di costruire un’opera al primo impatto nella felicità di un gesto creativo che nasce già organizzato” in mente pictoris “, o ” dei “- se si considera la solarità che le sue opere sprigionano. Tutti elementi , quelli sopra indicati, che si coniugano con uno sperimentalismo il quale crea evoluzioni e stratificazioni e che fa del colore la materia stessa della tela.
Cassone dipinge i simboli dell’energia, o meglio della sinergia. Sinergie ora propulsive come i moti dei pianeti o lo svolgersi della vita interiore e secreta di simbolici alberi della vita, e sinergie ora drammatiche come dimostra l’omonima tela dedicata alla mattanza. I tonni creano un ritmo ondulato mentre sulle acque scure aleggia il rosso del sangue. E’ la medaglia della vita con la sua doppia facciata: su una vi è inciso il sacrificio e su l’altra, invece, vi è scolpita la rinascita. Saranno comunque fiori atomici a sbocciare tra mille voli leggiadri in un cielo puramente … azzurro.

Sandro Costanzi 

Critico d’arte

Spoleto 2011

 

 

 I dipinti di Cesare Cassone rivelano l'instancabile ricerca del colore con cui riesce a comunicare i suoi sentimenti.

Sono realizzati con ricercatezza di tecnica e padronanza comunicativa che ne rivelano l'alto prestigio. Una pittura che sgorga immediata, un'esplosione cromatica, ma sempre e in ogni caso ben equilibrata. un "modus operandi" che non è altro che un variegato racconto di stati d'animo tradotto con magistrale gestualità. una trasposizione pittorica di grande effetto fruitivo.

Michele Loiacono 

Artista e Critico d’arte

Bari 2018