Cesare: Cesare, parlami un po’ di te… come e quando è iniziata la tua passione per l’arte e che cos’è per te la pittura?

 

Cesare: Il mio interesse per la pittura può suddividersi in due periodi.

Nel primo, che risale agli anni ‘60 e si è protratto fino al 1983, sui soggetti della mia pittura (ad olio e gessetti) hanno avuto grande influenza la vita all’aperto, libera, ma anche ricca di dialoghi e riflessioni con i coetanei, i paesaggi, gli alberi ed i colori quotidianamente vissuti nel periodo della giovinezza, il contatto quasi “materno” e viscerale con la natura, l’alternarsi delle stagioni, in un piccolo centro collinare.

Il secondo periodo, iniziato ai primi del 2006, è stato sorretto ed ispirato dalle ricerca del passato, rivisitazioni delle sensazioni spontanee, giovanili, ricerca di un nuovo modo di rivivere e rappresentare, in chiave più moderna e “matura”, la realtà della natura che ci circonda, da tempo sottoposta alle continue “violenze” dettate dalle esigenze consumistiche moderne, al degrado paesaggistico ed ecologico, ad una frequente “sofisticazione” della sua “essenza” e della sua “forza” vitale, che, ciò nonostante, ogni anno si rinnova, forte, maestosa, invasiva e soprattutto colorata. Nel corso degli ultimi anni, si sono però aggiunti altri temi, tra cui alcuni di carattere espressamente sociale Comunque, in questa seconda fase della mia attività, in cui il tempo “abbonda”, le motivazioni a dipingere sorgono soprattutto dal riaffiorare dei problemi di sempre, anche quelli lasciati per anni temporaneamente “sospesi”, e soprattutto i ricordi, in specie quelli della gioventù, risvegliando esigenze dello spirito e della mente temporaneamente sopite, quali quella della esternazione della propria interiorità, attraverso il meraviglioso mondo dei colori.

Pertanto, anche i due dipinti del 2007 e 2008 che oggi sono in questa splendida mostra rappresentano un aspetto significativo e importante di questa nuova fase della mia vita.

 

Cesare: Come e perché nascono i “soggetti” di queste tele?

 

Cesare: Come per ogni artista, le opere sono il frutto di una libera e personale interpretazione e rappresentazione dei “fatti” della vita, delle problematiche sociali, etniche, religiose, degli effetti della “globalizzazione”, soprattutto finanziaria ed economica, della costante evoluzione dei differenti popoli, soprattutto i meno evoluti e più poveri che, tramite i mezzi di comunicazione odierni (in particolare la “rete”) percepiscono altre forme di vita sociale più adatte alle proprie esigenze di civiltà e progresso, finalizzate ad una complessiva e migliore qualità della vita. Per questo il nostro pianeta è sempre coinvolto da un coacervo di situazioni “calde”, sfocianti soprattutto in conflitti etnici e, pertanto, forieri di distruzione e violenza.

 

Cesare: Al momento di dare espressione alla tua arte, che cosa scatta in te? Parti già da un’idea ben precisa o lasci che la mano agisca da sé in maniera del tutto istintiva?

 

Cesare: Di questo credo di aver già dato un’indicazione di massima. Ritengo, comunque, che ogni “creativo”, in qualunque arte visiva operi, sia un essere dotato più di altri di una particolare sensibilità, un’anima vivace, curiosa, pronta ad afferrare un’idea, un concetto, una nuova suggestione sensoriale, attivandone un’elaborazione col pensiero razionale e i sentimenti dell’anima, dando vita ad un’opera.

 

Cesare: C’è un messaggio particolare che intendi offrire attraverso la tua arte?

 

Cesare: Per l’argomento oggetto di questa mostra, il messaggio pare già evidente e forte. In generale, il mio obiettivo è quello di contribuire, con i miei dipinti, a rendere la vita degli altri miei simili più felice e soprattutto più “positiva”. E, per questo, la mia pittura espressionista astratta è un’interpretazione e conseguente rappresentazione di emozioni della vita e tutto ciò è possibile perché amo molto i colori. Un noto critico, in occasione della mia prima mostra, scrisse “Di certo Cesare Cassone è un “colorista” ed il senso del colore fa parte del suo DNA creativo da sempre”. Si, mi ritrovo in questo giudizio.

Infatti i colori - e quindi la mia pittura colorata e segnica - sono per me un fantastico mezzo di comunicazione sociale, al pari delle altre “arti visive” ed di ogni altro strumento realizzato dall’uomo per ampliare la coscienza di sé e delle sue personali esigenze e potenzialità. Pertanto i colori consentono di poter interagire con gli altri esseri umani ed il mondo intero, e rappresentano un’ indispensabile e affascinate “chiave” che consente di manifestarmi e - tramite l’opera - svelarmi agli altri, riscoprirmi continuamente, rigenerarmi, creare un flusso emozionale che da me “transita” all’attento osservatore.

 

Cesare: Quali traguardi continui a porti per il futuro?

 

Cesare: Due.

Il primo: continuare ad impegnare me stesso in questa “passione” rigenerante, allegra, intensa e costruttiva.

Il secondo: contribuire – fin dove è possibile – a lasciare, con qualche mio dipinto, una piacevole traccia del mio “passaggio” su questo pianeta!

 

Grazie e ciao!

Cesare