“La mia terra”.
“La mia terra”
“Artisti si nasce o si diventa ?” In un utile volumetto ( edito da Carocci) Angela Vettese dà a questa domanda una risposta lucida ma un po’ cinica: il talento conta ma contano molto anche le occasioni, gli stimoli, la capacità e/o la ventura di nascere e di trovarsi al posto giusto nel momento giusto. Un problema, quello di suggerire ad un artista esordiente come far fortuna, che evidentemente Cesare Cassone non si pone. Per lui, “giovane artista” al di là dell’anagrafe ( è nato a Castellaneta nel ’45), artisti si nasce, anche se la passione si coltiva certo con la conoscenza e l’aggiornamento continuo. Questa passione lui la porta con sé da moltissimi anni, da quando, fresco di studi liceali, iniziò a dipingere da autodidatta le sue prime opere, basate su un’osservazione diretta del paesaggio circostante.
Poi però le strade professionali l’hanno portato altrove, ad intraprendere con parallela convinzione una lunga carriera nell’Arma dei Carabinieri, fino a raggiungere l’alto grado di Generale. Oltre trent’anni in giro per l’Italia, durante i quali il suo amore per la pittura è stato non soffocato ma messo un po’ da parte, sia pure con periodiche sortite ed una produzione discontinua. Poi col congedo nel 2005, il furor artistico è riaffiorato prepotente e impellente, insieme all’esigenza di uscire allo scoperto, di comunicare queste esperienze agli altri. Così, con la stessa determinazione con cui intraprende qualsiasi cosa in cui crede, Cesare ha ripreso in mano tele e pennelli e si è messo con foga a sperimentare e indagare nuove vie per esprimere le corrispondenze cromatiche tra il suo occhio, il suo cuore e la natura.
Di certo Cesare Cassone è un colorista. Il senso del colore fa parte del suo DNA creativo da sempre. Ed ai maestri moderni di un colore slegato oramai da impacci naturalistici e lasciato libero di esplorare i territori dell’interiorità o di creare mondi paralleli - Chagall, Gauguin, Matisse, Klee,Rotkho …- si è rivolta fin dagli inizi la sua attenzione . Il ciclo di opere qui esposte è però il frutto di una sintesi più matura, di un personale approdo ( ma non definitivo) in cui figurazione e astrazione si integrano e si fondono in costante contaminazione. Dalla rappresentazione del paesaggio esterno si è passati infatti ad un paesaggio introiettato nel ricordo, passato al vaglio dell’emozione e al controllo della ragione, in un gioco variabile e mutevole di rimandi. C’è tutto se stesso, i suoi sogni, le sue visioni, le sue sensazioni, i suoi desideri, in queste superfici di colore-luce, contrappuntate da pochi segni: esili griglie architettoniche ( disegnate a graffito). stilizzati alberelli, teorie di elementari e geometriche casette che affiorano appena su fondali quasi monocromi o organizzati in fasce luminose di complementari ( con predilezione per blu e rossi intensi). Quadri che possono essere letti come capitoli di un percorso interiore ancora in progress, in cui il gioco di equilibri strutturali e di armonie cromatiche, depurate dal dettaglio naturalistico, ci conduce in una dimensione altra, sospesa in sottili equilibri tra realtà e memoria, percezione fisica ed evocazione esistenziale e spirituale.
Antonella Marino
Responsabile settore arte edizione pugliese quotidiano “La Repubblica”
Collaboratrice riviste specializzate d’arte contemporanea
